Fino a questo mattina non avevo la minima idea di quale libro presentare al VdL.
Poi, venendo al lavoro, la radio ha dato l’annuncio che oggi, 10 Febbraio, è la giornata del ricordo delle vittime italiane in Istria e Dalmazia a seguito della politica di pulizia etnica ordinata de Tito.
Questa notizia mi ha scosso, perché mentre la data della memoria dell’Olocausto è fissa nella mia mente questa giornata della memoria, che non è da meno, purtroppo non lo è.
Non ho avuto dubbi, potevo parlarvi solo di Quando ci batteva forte il cuore, un libro che ho ricevuto in regalo l’anno scorso da PapàG., proprio in occasione di San Valentino, un libro che mai avrei pensato mi avrebbe commosso così tanto. Ho cominciato a leggerlo molto scettica, Stefano Zecchi scrittore non mi convinceva. Ho dovuto ricredermi fin dalle prime pagine.
Sono gli occhi di Sergio, 6 anni, a raccontare. Siamo nel 1945, la guerra è finita, ma a Pola, che allora era ITALIANA, come tutta l'Istria e la Dalmazia, stranamente, la situazione è ancora in sospeso. Si parla infatti della cessione da parte dell'Italia di quelle regioni all'Unione Sovietica e questo sconvolge la popolazione italiana-istriana.
Fino ad allora Sergio aveva trascorso un’infanzia tranquilla, in simbiosi con la sua mamma, Nives, maestra elementare, colta, forte, determinata, ma soprattutto fulcro del movimento politico del paese. Il ritorno dalla guerra del papà, mai sconosciuto poiché partito per il fronte quando lui era ancora piccolo, e di cui ha timore e soggezione, cambia l’equilibrio familiare, che il bambino fa fatica ad accettare. Sergio osserva la loro quotidianità che giorno dopo giorno cambia. Lui, un bambino, non riesce a comprendere bene cosa sta succedendo, ma sente che la tensione in casa aumenta sempre di più. Nives litiga sempre più spesso con il marito, che rimane estraneo e distaccato dall’attività politica della moglie, e il bambino si convince che il padre sia un vigliacco. Lei, che si sente ed è italiana, non vuole rinunciare alla propria identità, ma la sua attività di Resistenza la porta ad esporsi sempre di più.
Il clima si fa presto molto teso, e gli jugoslavi si abbandonano a violenze, saccheggi e uccisioni degli italiani fascisti, o presunti tali, prelevati e precipitati nelle foibe.
Un giorno Nives non torna a casa. Il padre capisce immediatamente. Non c'è tempo da perdere. Di notte prende il bambino e dice addio per sempre alla loro casa, alla loro vita, ai loro affetti.
Comincia così un lungo avventuroso cammino segnato da grandi stenti e sofferenze, durante il quale padre e figlio si ri-conosceranno e impareranno che la sola salvezza sta nell’essere uniti.
E' un libro commovente, scritto in modo semplice ed elegante con una prosa scorrevole quindi anche se l’argomento può risultare “pesante”, assicuro che la lettura scorre veloce.
Il fatto che la voce narrante sia di un bambino di 6 anni rende questo libro ancora più toccante, proprio perchè è l'ingenuità che osserva, riflette e parla.
Le emozioni che mi ha scatenato sono state così forti che ancora ora, a scriverne ad un anno dalla lettura, mi vengono i brividi e le lacrime salgono agli occhi.
Quello dell'esodo giuliano-dalmata è un episodio dolorosissimo della storia Italiana, una ferita ancora aperta per molti, purtroppo però poco conosciuto e, purtroppo, che raccoglie poco interesse. Invece sono molte le persone attorno a noi figli di esuli, scappati da quella terra italiana, proprio perché si sentivano italiani e per rimanere italiani (e non perchè erano fascisti, come volevano far credere i comunisti di Tito). Arrivati in Italia questi profughi non hanno avuto vita facile e a fatica sono riusciti a ricostruirsi una nuova esistenza, per poter dare un futuro ai propri figli.
E' un argomento molto complesso, e se avete voglia di approfondire vi lascio qualche link che ho trovato interessante:
Quando ci batteva forte il cuore
Stefano Zecchi
Ed. Mondadori
*********
La lista delle altre partecipanti la trovate qui.
Buon weekend a tutti!